Il non verbale

gennaio 22, 2010

Una gustosa vignetta sulle diverse strade imboccate dal non-verbale femminile nei confronti di quello maschile….


Comunicazione non verbale di androide

dicembre 14, 2009

di Fabrizio Bellavista

L’umanoide Face, del centro di ricerca E. Piaggio di Pisa, ha una pelle sensorizzata che “capisce” le informazioni tattili e il movimento ed è dotato di un sistema visivo artificiale capace di comprendere l’espressione facciale del soggetto adeguandosi di conseguenza. Riproduce infatti 6 espressioni base: dal triste al felice, dall’arrabbiato all’impaurito. Il paziente, invece, indossa una maglietta con alcuni sensori che registrano in tempo reale la frequenza cardiaca, quella respiratorie e la risposta elettrodermica. Linguaggio, se pur non verbale, che il robot interpreta.

(Nova24 – 10 dicembre 2009)


E’ il cervello che vede, non l’occhio

dicembre 9, 2009

Di Fabrizio Bellavista

Le illusioni percettive sono la testimonianza più empirica in grado di trasmetterci il concetto chiave delle dinamiche psico-linguistiche: è il cervello che vede, non l¹occhio. Il triangolo di Kanizsa per esempio è un’illusione ottica assai nota. Nel 1955 per la prima volta venne descritta dallo psicologo italiano Gaetano Kanizsa. Nella figura “vediamo” due triangoli equilateri bianchi l’uno sovrapposto all’altro anche se nessuno dei due triangoli è effettivamente disegnato. Questo effetto è conosciuto come profilo soggettivo o illusorio. Inoltre il triangolo bianco inesistente sembra essere più luminoso della zona circostante, mentre quell’area ha la stessa luminosità delle zone adiacenti. (Nell’immagine: il triangolo di Kanizsa e due oggetti “impossibili”).


Marketing Emozionale Community

novembre 19, 2009

Nuovi prodotti editoriali si affacciano sulla ‘piazza’ dei new media. Ce ne parla Andrea Zoppolato creatore di neoenews


Abbate a “Conversazioni Interattive”: creatività e innovazione nei momenti di crisi per uscirne

novembre 16, 2009

Gianandrea Abbate: “In realtà quello che sta uccidendo il mercato è proprio la mancanza di creatività ed innovazione poiché la maturazione dei mercati e la creazione di mercati solo “di sostituzione” (come quelli delle lavatrici, delle automobili, ecc) ha creato una situazione in cui il consumatore compra prevalentemente in sostituzione del prodotto precedente. Questa situazione esiste proprio perché i mercati sono praticamente “fermi”. Avere il desiderio di cambiare un prodotto è qualcosa che sopraggiunge quando sul mercato c’è un’offerta nuova, interessante ed innovativa. Quando c’è un’innovazione vera i mercati cambiano anche nel giro di pochi mesi. Pensiamo alla fotografia digitale: in due anni è cambiato totalmente il mercato di riferimento”.


Il marketing emozionale nelle situazione di crisi

novembre 16, 2009

Di Gianandrea Abbate

E’ molto diffusa l’erronea percezione che durante la crisi il consumatore non usi l’emozionalità. In un momento di crisi molte aziende pensano solo alle politiche dei prezzi dimenticandosi di tutti i passi fatti per una comunicazione più “calda” verso il proprio utente. Lo vediamo anche nell’ambito finanziario ove, le crisi di panico e l’eccessiva emozionalità anche da parte dei grandi esperti del settore, produce spesso un danno superiore alla realtà del mercato. Le crisi di borsa e le pandemie hanno sempre seguito un andamento altamente emotivo e per questo anche la comunicazione deve essere empatica: la razionalità serve in giuste dosi. Quello che abbiamo visto e che rivedremo spesso è proprio questo: comportamenti del tutto irrazionali, che oltre a non migliorare in modo significativo il problema, rischiano di generare sul mercato una guerra dei prezzi al ribasso che condurrebbe facilmente al fallimento di molte aziende. Quindi direi che gli strumenti del marketing emozionale rispondono perfettamente alle situazione di crisi.


Il cervello e la natura sociale dell’uomo

luglio 22, 2009

Alvin GoldmanIl filosofo Alvin Goldman illustra su Il Sole 24 Ore del 21 settembre 2008 la sua teoria esposta in Simulating Minds: The Philosophy, Psychology and Neuroscience of Mindreading. Partendo dalla “teoria della mente” e passando per la “teoria della simulazione”, illustra il paradigma dell’ “immaginazione di rappresentazione” per dimostrare che le cognizioni sociali dell’uomo dipendono dal cervello e si basano sul comportamento speculare che riguarda la sfera delle sensazioni fisiche, delle emozioni e delle intenzioni motorie.
La “teoria della mente” (campo di ricerca all’incrocio tra la psicologia dello sviluppo, la neuroscienza cognitiva e la filosofia) asserisce che le persone prevedono, a partire da stati della mente, le azioni di persone di pari condizione sociale. La “teoria della simulazione” afferma che la comprensione reciproca tra persone avviene utilizzando la propria mente (leggendo nella mente altrui, replicando e classificando) per identificarsi con gli altri.
Alvin ha ipotizzato una forma di simulazione in più rispetto alle precedente teoria, di livello superiore, definita “immaginazione di rappresentazione”, che racchiude il passaggio dalla propria prospettiva a quella di un’altra persona. “La capacità di proiettare il sé in tempi, luoghi e menti diverse costituisce una delle nostre attività cognitive maggiormente centrali, che può essere parte integrante di tutto ciò che rende gli uomini creature sociali e morali” afferma Goldman.


Comportamenti su Facebook

luglio 21, 2009

FacebookEsistono nel mondo fisico relazioni note fra la nostra personalità ed i nostri comportamenti sociali, ma quando ci trasferiamo nei social network, in particolare su Facebook, valgono ancora queste associazioni?
Un contributo alla risposta arriva da uno studio svolto da un gruppo di ricercatori della University of Windsor, guidato da Craig Ross e presentato in un recente articolo della rivista internazionale ‘Computers in Human Behavior’, il cui scopo era stabilire correlazioni fra la personalità dell’utente (classificata con il test Big Five) e l’uso di Facebook. Luca Chittaro ha scritto su questo argomento un articolo su NOVA100.


Gnosi aristotelica, sensi e percezione del mondo

giugno 5, 2009

philippe-daverio_bassaPhilippe Daverio, esperto d’arte e di industrial design, spiega come la nostra percezione del mondo sia data dai sensi: “secondo la gnosi aristotelica ‘noi sappiamo ciò che i nostri sensi ci rivelano’. Non potremmo stabilire la bellezza di un cachemire se i sensi non ci rivelassero il tatto, così come non saremmo in grado di capire la musica se i sensi non ci rivelassero il suono. In realtà per capire la musica dobbiamo sommare due sensi: l’udito, ma anche il tatto, perché la musica è anche fisica, si sente con la pancia e attraverso le viscere. Tutto il nostro sapere è legato ai sensi. La vista è invece il senso che per definizione è legato alla luce e a quest’ultima sono legate tutte le arti visive”.


Come reagisce il cervello umano dinanzi ad un quadro di Botticelli?

maggio 19, 2009

cervello umanoE’ possibile registrare reazioni neurali identiche in tutti gli osservatori di un’opera d’arte? Si possono ricostruire le dinamiche dei procedimenti cerebrali nei quali si esprime la creatività umana? Una interessante intervista al neurobiologo Luca Francesco Ticini, attuale Presidente della Società Italiana di Neuroestetica ‘Semir Zeki’: “La neuroestetica nasce dall’esigenza di capire i meccanismi biologici alla base delle emozioni e dell’apprezzamento estetico. L’intento non è assolutamente quello di spiegare l’Arte e la creatività artistica, bensì di cercare nell’Arte un mezzo per capire le funzioni del nostro cervello. Questa Scienza si sviluppa una decina d’anni fa, grazie al contributo del celebre neuroscienziato inglese Semir Zeki e si inserisce in un contesto molto ampio, che alcuni hanno definito “nuovo umanesimo”.

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