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agosto 24, 2013

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Marketing territoriale e emozionale e turismo

novembre 30, 2010

Il marketing territoriale sta diventando uno degli asset più importanti della strategia turistica di ogni Paese e tanto più dell’Italia, che ha una affluenza di circa 80 milioni di visitatori all’anno. All’interno di qualsiasi strategia di marketing, non solo territoriale, poter avvicinare e comprendere le potenzialità emozionali di un brand città o di un brand paese fa certamente la differenza.
Il 30 Novembre 2010 si svolge un convegno organizzato dal Dipartimento di Neuromarketing di AISM & POPAI Italia su questi temi, con l’intento di approfondire le dinamiche del marketing emozionale applicato al primo settore economico italiano, il turismo, dal titolo “Il marketing emozionale e il turismo fra teoria, storie di successo e progetti innovativi”.

Qui di seguito il programma degli interventi:
Daniele Tirelli – Presidente Popai Italia;
Franco Giacomazzi – Presidente AISM;
Francesco Gallucci – Coordinatore Dipartimento Neuromarketing AISM e Presidente 1to1 lab “Il neuromarketing e il coinvolgimento emozionale del cliente”;
Massimo Giordani – Direttore Popai Digital e Amministratore Delegato Time & Mind “Iperconessioni fra atomi e bit”;
Fabrizio Bellavista – Partner Istituto Psycho Research Milano “Il marketing territoriale e le città emozionali”;
Emilio Becheri – Amministratore Delegato Mercury e Professore Università Firenze “Dall’offline all’online, conoscere per pianificare”;
Paolo Poponessi – Vice-presidente Commonlands “Luoghi, paesaggi e identità emozionali, i nuovi paradigmi dell’attrattività turistica”;
Riccardo Trecciola – R&D Manager 1to1 lab “La comunicazione turistica online, misurare l’efficacia emozionale dei siti web con il neuromarketing”.


Mind M@p e la mente emozionale

luglio 2, 2010

La mente emozionale, è dominante nei comportamenti del consumatore. Il 79% della comunicazione disperde mediamente il 42,7% degli investimenti marketing / media per un totale o parziale “black out emozionale” del messaggio. La tecnologia sicolinguistica permette l’accesso a:
MAPPING DEI GRANDI MECCANISMI EMOZIONALI DI PERSUASIONE
QUANTIFICAZIONE EFFICACIA EMOZIONALE E MEDIE
OTTIMIZZAZIONE (eventuale) DEL ROI DEL MESSAGGIO
Il metodo trae spunto da oltre 350 studi scientifici, in particolare dai Nobel Hubel, Sperry, Wiesel e dai consiglieri Usa Sunstein e Thaler. Un concept “x” che si desidera analizzare (es. merceologia, need, statement, brand, adv, etc ) puo’ essere sottoposto a “mindtest” nel field di ricerca, e quindi incrociato con il Database che ha in memoria i 400 concetti altoricorrenti nel lessico collettivo e i relativi codici psicolinguistico video audio, aggiornato attraverso 10000 test-anno.


La decadenza del generalismo e il marketing territoriale

luglio 2, 2010

Di Gianandrea Abbate

Il marketing territoriale si fa sempre più centrale all’interno della nuove strategie che si rivolgono al locale, ad una visione ‘utente centrica’ in cui la comunicazione one2one la fa da padrona. Nelle nostre ricerche emerge come dato consolidato una maggiore convergenza verso il particolare, il vicino, cioè il locale. La nostra percezione del pericolo è messa a dura prova dalla microcriminalità, dai piccoli scippi piuttosto che dal pericolo mediaticamente più enfatizzato ma più lontano, del terrorismo di matrice islamico fondamentalista. Siamo tornati più fortemente, specie per una certa percentuale di target, ad una visione ‘donne e buoi dei paesi tuoi’ e il successo di certe formazioni politiche lo conferma: il marketing territoriale si trova quindi a dover rilevare e comunicare questa carica emotiva diffusa e deve trovare driver emozionali e segni distintivi al pari di un brand. Tutte le regioni d’italia hanno nelle nostre mappe di posizionamento psicolinguistico connotazioni specifiche che le differenziano l’una dall’altra e sono più credibili e segno di garanzia per certe merceologie piuttosto che altre.


L’effetto marmellata: poter scegliere porta infelicità? ‘Sindrome dell’Asino di Buridano’

giugno 18, 2010

Di Gianandrea Abbate

La libertà di scelta? Può essere paralizzante e portare a un’ulteriore sofferenza. Lo sostiene Berry Schwartz, professore di Social Theory e Social Action allo Swarthmore College, Usa, nel recente The Paradox of Choice: Why More is Less (Ecco Press). Facendo così crollare uno dei pilastri su cui si basa la ricerca della felicità nella società statunitense.

Scaffali di un supermercato qualunque… La signora Maria ha un’aria attonita, quasi sperduta e interdetta di fronte all’enorme varietà di merci esposte. Ha un’espressione confusa, problematica e irrisolta. Cosa succede a questa giovane donna, a questa potenziale consumatrice incastrata in qualche oscuro dilemma che non le permette di decidere e comprare?

È, molto semplicemente, quella che viene di solito indicata come la ‘Sindrome dell’Asino di Buridano’ ovvero la sintesi dell’antico detto secondo cui l’animale in questione rimaneva incerto nella scelta tra due tipi di cibo, perdendoli alla fine entrambi. In altre parole, e in modo meno drammatico, questa sindrome si può definire come quel dubbio, quel senso d’impotenza e d’impossibilità ad agire che si prova davanti a una molteplicità di merci, nessuna delle quali si riesce però a scegliere. In tutti i Paesi con elevati consumi, la sindrome di Buridano colpisce indistintamente uomini, donne, bambini e anziani. Come ben sintetizzato da Luciano Benetton: “… quando la società dell’informazione tende a diventare la società dell’inquinamento informativo, cioè della comunicazione esasperata e indistinta, intravedo, per le imprese come per gli individui, da un lato il rischio del rifiuto, dall’altro quello di un distacco dalla realtà”.


La terapia di Tomatis

giugno 4, 2010

Di Fabrizio Bellavista
La terapia di Tomatis usa come strumento preferenziale la musica e, in particolare la musica di Mozart e i canti gregoriani. Le composizioni mozartiane, infatti, mantengono delle caratteristiche primitive ed universali che le rendono perfette per un’educazione all’ascolto globale e senza interferenze culturali. I canti gregoriani, invece, hanno la peculiarità del respiro e dell’ariosità, che rallentano il battito cardiaco infondendo una sensazione di calma e rilassamento generale. Grazie a questo metodo, così, si sviluppa il senso fondamentale dell’udito che, se usato correttamente, consente una più piena percezione della realtà.


L’evoluzione del fiuto: verso una comunicazione sempre più polisensoriale ed emozionale

maggio 20, 2010

Di Mark Mishler
A differenza di udito e vista, l’olfatto è un senso chimico, respiriamo 23 mila volte al giorno ed ogni volta annusiamo qualcosa; la sensazione dell’odore ci colpisce quando un certo numero di molecole ‘odorose’ raggiunge l’epitelio olfattivo, composto da 10 a 20 milioni di cellule o recettori olfattivi.
In natura ci sono circa 400 mila odori possibili, il nostro naso è teoricamente in grado di distinguerne 10 mila ma, in realtà ne percepiamo solo 2 mila per la scarsa abitudine ad usare l’olfatto. La capacità di riconoscere gli odori è incostante, essa si sviluppa nel grembo materno a partire dal quinto mese, è massima tra i 30 e 40 anni e cala dopo i 60. Tra i cinque sensi, l’olfatto innesca le emozioni più immediate e le memorie più profonde: l’odore, infatti, porta con sé una forza evocativa sorprendente che, per esempio, permette di ricordare perfettamente una scena del passato. Questo si verifica perché i messaggi olfattivi arrivano direttamente al sistema limbico del cervello. In sostanza, il naso ci dice dove siamo, cosa stiamo mangiando e ci aiuta a scegliere il partner. Non tutti, però, hanno lo stesso ‘naso’: studi recenti dimostrano che nelle donne il fiuto è più sviluppato rispetto agli uomini; mentre i più giovani sono meno sensibili ai cattivi odori.


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