L’effetto marmellata: poter scegliere porta infelicità? ‘Sindrome dell’Asino di Buridano’

giugno 18, 2010

Di Gianandrea Abbate

La libertà di scelta? Può essere paralizzante e portare a un’ulteriore sofferenza. Lo sostiene Berry Schwartz, professore di Social Theory e Social Action allo Swarthmore College, Usa, nel recente The Paradox of Choice: Why More is Less (Ecco Press). Facendo così crollare uno dei pilastri su cui si basa la ricerca della felicità nella società statunitense.

Scaffali di un supermercato qualunque… La signora Maria ha un’aria attonita, quasi sperduta e interdetta di fronte all’enorme varietà di merci esposte. Ha un’espressione confusa, problematica e irrisolta. Cosa succede a questa giovane donna, a questa potenziale consumatrice incastrata in qualche oscuro dilemma che non le permette di decidere e comprare?

È, molto semplicemente, quella che viene di solito indicata come la ‘Sindrome dell’Asino di Buridano’ ovvero la sintesi dell’antico detto secondo cui l’animale in questione rimaneva incerto nella scelta tra due tipi di cibo, perdendoli alla fine entrambi. In altre parole, e in modo meno drammatico, questa sindrome si può definire come quel dubbio, quel senso d’impotenza e d’impossibilità ad agire che si prova davanti a una molteplicità di merci, nessuna delle quali si riesce però a scegliere. In tutti i Paesi con elevati consumi, la sindrome di Buridano colpisce indistintamente uomini, donne, bambini e anziani. Come ben sintetizzato da Luciano Benetton: “… quando la società dell’informazione tende a diventare la società dell’inquinamento informativo, cioè della comunicazione esasperata e indistinta, intravedo, per le imprese come per gli individui, da un lato il rischio del rifiuto, dall’altro quello di un distacco dalla realtà”.

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