Dove sono posizionati il Festival di Sanremo e l’Italia?

marzo 26, 2008

Di Gianandrea Abbate.

Nelle mappe mentali degli italiani il posizionamento dell’ultima edizione del Festival di Sanremo e dell’Italia si sovrappongono. Sono ambedue frutto di una deriva emotiva che li ha trasportati in una zona catatonico-depressiva nelle mappe mentali degli italiani. Cosa fare, allora? Certamente è necessaria una forte azione di riposizionamento, parlerei quasi, pur mantenedo certi tratti fondamentali del DNA, di un vero e proprio reset.

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La percezione del “prodotto Italia”

febbraio 15, 2008

Di Gianandrea Abbate.

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Da anni, attraverso la psicolinguistica, esiste un monitoraggio sul percepito dell’Italia nell’immaginario collettivo degli italiani.

Dalla ricerca – questa è aggiornata al giugno 2007 – è emerso che la società italiana comincia finalmente a far registrare un’apprezzabile spostamento, dopo che nel 2001, in occasione dell’attacco alle Twin Towers, era repentinamente sprofondata in un’area ‘pathos’/’aggressività’. La società italiana di oggi si colloca invece in un’area di ‘relax’: da un lato emerge la presenza di grandi slanci affettivi-sentimentali, grandi tradizioni consolidate, grande tesaurizzazione del “local” a tutti i livelli, proverbiale immagine della capacità di accomodamento e superamento di tutte le situazioni,… Dall’altro c’è la sensazione che il nostro Paese non sia davvero in grado di governare se stesso e che i nodi al pettine siano ormai arrivati al dunque: naturalmente i recenti mutamenti potrebbero, nella prossima rilevazione, fornirci delle sorprese.

Il dato tendenziale è positivo, ma il campo emotivo valoriale emerso è ancora lontano dal generare una trazione positiva. La ricerca mostra dunque come ci si trovi ancora in una fase di passaggio, dove occorre mettere a fuoco il “tema centrale del decennio”, com’è stato fatto per i decenni precedenti.

Tuttavia è iniziato il tendenziale ritorno ad un centro percettivo simile a quello del 2000. Comincia quindi a riassorbirsi l’“ematoma sociale traumatico post 2001”, che presumibilmente troverà un definitivo girar pagina con le prossime elezioni Usa.


L’importanza della ricerca nel campo della comunicazione

febbraio 4, 2008

Di Gianandrea Abbate. quadro-1.jpg

E’ strano pensare che, mentre in tantissimi campi, come quello dell’industria e della medicina, si parla di innovazione e ricerche, proprio nel campo della comunicazione, che dovrebbe essere una punta avanzata in questo senso, nessuno ne discuta.

E’ come se questo concetto fosse già avanzato ma, nello stesso tempo, non si evolvesse mai. Il problema, a mio avviso, è che non si è sufficientemente investito negli anni, mentre la ricerca ha bisogno di molta preparazione e, di conseguenza, tutto è un po’ fermo. Io credo che questo faccia parzialmente parte del corso che abbiamo innescato negli anni ’80. Precedentemente c’erano stati tantissimi studi e un attivismo particolare nelle ricerche e nell’innovazione, che si sono però fermati negli anni ’80 con l’avvento delle società basate sulla finanza; ci si è bloccati su tutto ciò che è ricerca sul campo e, non a caso, proprio in questi giorni si parla di quanto l’Italia investa poco in ricerche. All’estero, per esempio, sui giornali delle Esomar si leggono molte notizie di neuromarketing, mentre in Italia questo avviene raramente.