Mind M@p e la mente emozionale

luglio 2, 2010

La mente emozionale, è dominante nei comportamenti del consumatore. Il 79% della comunicazione disperde mediamente il 42,7% degli investimenti marketing / media per un totale o parziale “black out emozionale” del messaggio. La tecnologia sicolinguistica permette l’accesso a:
MAPPING DEI GRANDI MECCANISMI EMOZIONALI DI PERSUASIONE
QUANTIFICAZIONE EFFICACIA EMOZIONALE E MEDIE
OTTIMIZZAZIONE (eventuale) DEL ROI DEL MESSAGGIO
Il metodo trae spunto da oltre 350 studi scientifici, in particolare dai Nobel Hubel, Sperry, Wiesel e dai consiglieri Usa Sunstein e Thaler. Un concept “x” che si desidera analizzare (es. merceologia, need, statement, brand, adv, etc ) puo’ essere sottoposto a “mindtest” nel field di ricerca, e quindi incrociato con il Database che ha in memoria i 400 concetti altoricorrenti nel lessico collettivo e i relativi codici psicolinguistico video audio, aggiornato attraverso 10000 test-anno.


Un’emozione ‘da voto’

luglio 4, 2008

C’è una spiegazione scientifica dietro la decisione assunta da ogni elettore. A sostenerlo è Drew Western, psicologo e psichiatra alla Emory University di Atlanta, in seguito ad importanti studi sull’argomento. I risultati hanno comprovato che la ricezione di informazioni politiche non è univoca. Ce ne sono alcune che vengono immagazzinate in una zona (sottile) del cervello in cui la ragione è predominante, mentre altre sono processate in un’area (profonda) più emozionale. La vera scoperta è però il maggior peso che assume tale seconda parte rispetto alla prima, in caso di conflitto tra le due. Una sorta di vittoria dell’area cerebrale emozionale su quella razionale. Questo, tradotto in altro linguaggio, significa che, al momento del voto, le emozioni contano più della ragione. Ecco spiegata la ragione per la quale alcuni politici, coloro in grado di comunicare alle emozioni dei cittadini, ottengono maggiore successo rispetto ad altri. Il segreto di un’informazione politica incisiva non è tanto puntare sul lato positivo, bensì risiede nell’essere consapevoli della convivenza dei due aspetti opposti e del valore della comunicazione emozionale. Il libro è di Drew Westen, The Political Brain (PublicAffairs, pp. 384 $ 26, 95).

Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools


Pillole di Filosofia per una comunicazione emozionale

aprile 22, 2008

Di Mara Belloni

Quando si parla di linguaggio e di significato, in Filosofia, le teorie semantiche fanno la parte del leone. Ogni termine ha un determinato significato, la sua denotazione e, ogni qualvolta dobbiamo ricavare il significato di una frase, quello che facciamo è calcolare, secondo le regole della sintassi, il risultato della composizione dei significati dei singoli termini che ne fanno parte.

Ma cosa ci dice, questa concezione del significato, della comunicazione? Non molto. Il punto è che il linguaggio non è La Comunicazione, ma solo una delle sue componenti. Quando scegliamo di comunicare con la parola, il significato semantico è certamente rilevante, ma non è il contenuto del messaggio, bensì parte della procedura in cui il messaggio si configura, parte della sua forma. La Semantica è sostanzialmente Logica e vede le lingue naturali come pallide imitazioni dei linguaggi formali. La Pragmatica del Linguaggio, invece, è tutta un’altra storia. Essa vede il linguaggio come azione e nasce prendendo atto che, nella realtà, sono più uniche che rare le occasioni in cui le parole vengono usate in modo strettamente letterale. Se chiedo a qualcuno “Hai una sigaretta?”, è perchè voglio che il mio interlocutore mi dia una sigaretta, non che mi dica se ce l’ha.

La costruzione e la comprensione del significato, quindi, non sono semplicemente calcoli logici. Al contrario, sono azioni complesse, che si nutrono delle informazioni che arrivano dal contesto: chi sono le persone coinvolte nel dialogo, in che rapporti sono tra loro, in che situazione si trovano, il tono della loro voce, le loro espressioni, gli atti con cui accompagnano le parole, il background delle loro conoscenze e così via. Poi, bisogna fare i conti con le intenzioni con cui ogni cosa è detta e con gli effetti che provoca. Il significato letterale, in questo quadro teorico, conta come tutte le altre variabili del contesto ed è la sua relazione con esse ad essere rilevante.

Ecco così che le emozioni possono trovare un loro spazio nello studio del linguaggio: sia come variabili del contesto, sia come effetti degli atti linguistici. Uno spazio ancora pressoché incontaminato, ma esplorabile con strumenti razionali, dal momento che atti linguistici, contesto, intenzioni ed effetti hanno tra loro rapporti studiabili e determinabili, anche da un punto di vista puramente teorico.

Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools Bookmarking Tools


“The language is a virus”

febbraio 5, 2008

Di Fabrizio Bellavista.

Sbarazziamoci di un equivoco di fondo: si sente parlare spesso di comunicazione emozionale, di love mark, di emotional words. Non esiste il concetto di comunicazione emozionale da contrapporsi ad una comunicazione non emozionale perchè la comunicazione è emozionale per eccellenza, per suo stesso DNA. Si può forse parlare di comunicazione virale? A questa domanda risponde W.Burroughs con una folgorante intuizione: “The language is a virus”.