Mind M@p e la mente emozionale

luglio 2, 2010

La mente emozionale, è dominante nei comportamenti del consumatore. Il 79% della comunicazione disperde mediamente il 42,7% degli investimenti marketing / media per un totale o parziale “black out emozionale” del messaggio. La tecnologia sicolinguistica permette l’accesso a:
MAPPING DEI GRANDI MECCANISMI EMOZIONALI DI PERSUASIONE
QUANTIFICAZIONE EFFICACIA EMOZIONALE E MEDIE
OTTIMIZZAZIONE (eventuale) DEL ROI DEL MESSAGGIO
Il metodo trae spunto da oltre 350 studi scientifici, in particolare dai Nobel Hubel, Sperry, Wiesel e dai consiglieri Usa Sunstein e Thaler. Un concept “x” che si desidera analizzare (es. merceologia, need, statement, brand, adv, etc ) puo’ essere sottoposto a “mindtest” nel field di ricerca, e quindi incrociato con il Database che ha in memoria i 400 concetti altoricorrenti nel lessico collettivo e i relativi codici psicolinguistico video audio, aggiornato attraverso 10000 test-anno.


La mente in ascolto: un nuovo paradigma neurolinguistico

maggio 6, 2010

Di Enrico Berni Finzi
In uno studio condotto dal Max-Planck-Institut für neuropsycologische Forschung di Lipsia ha dato vita a un nuovo paradigma neurolinguistico. Questo nuovo modello di elaborazione linguistica mostra quali aree del cervello si attivano nella comprensione della lingua parlata, ponendo l’accento sul ruolo fondamentale dell’emisfero destro.
La comunicazione orale si costituisce per due elementi fondamentali: il contenuto (regole sintattico-semantiche) e la prosodia (profilo melodico). Nella ricezione, quindi, di qualsiasi informazione parlata, il cervello attiva sia l’emisfero sinistro, per la decodifica del senso razionale del messaggio, sia l’emisfero destro, per la comprensione emotiva e l’interpretazione dello stato d’animo.
Questo secondo tipo di attività cerebrale risulta essere fondamentale, al fine di poter recepire un messaggio nella sua interezza e secondo l’intenzione empatica dell’interlocutore.


Il cervello e la natura sociale dell’uomo

luglio 22, 2009

Alvin GoldmanIl filosofo Alvin Goldman illustra su Il Sole 24 Ore del 21 settembre 2008 la sua teoria esposta in Simulating Minds: The Philosophy, Psychology and Neuroscience of Mindreading. Partendo dalla “teoria della mente” e passando per la “teoria della simulazione”, illustra il paradigma dell’ “immaginazione di rappresentazione” per dimostrare che le cognizioni sociali dell’uomo dipendono dal cervello e si basano sul comportamento speculare che riguarda la sfera delle sensazioni fisiche, delle emozioni e delle intenzioni motorie.
La “teoria della mente” (campo di ricerca all’incrocio tra la psicologia dello sviluppo, la neuroscienza cognitiva e la filosofia) asserisce che le persone prevedono, a partire da stati della mente, le azioni di persone di pari condizione sociale. La “teoria della simulazione” afferma che la comprensione reciproca tra persone avviene utilizzando la propria mente (leggendo nella mente altrui, replicando e classificando) per identificarsi con gli altri.
Alvin ha ipotizzato una forma di simulazione in più rispetto alle precedente teoria, di livello superiore, definita “immaginazione di rappresentazione”, che racchiude il passaggio dalla propria prospettiva a quella di un’altra persona. “La capacità di proiettare il sé in tempi, luoghi e menti diverse costituisce una delle nostre attività cognitive maggiormente centrali, che può essere parte integrante di tutto ciò che rende gli uomini creature sociali e morali” afferma Goldman.


Lo disse un premio nobel

dicembre 17, 2008

Di Viviana Verin

Abbiamo già parlato dello studioso e premio nobel per la medicina Roger W. Sperry (post del 9.01.08), ma vogliamo riproporvi una sua citazione particolarmente significativa:
“effettivamente la parte cosciente è a destra, percepire, pensare, ricordare, ragionare, volere ed emozionarsi, tutte caratteristiche tipicamente umane e … l’emisfero destro e sinistro sono coscienti simultaneamente in modo differente, mutualmente in conflitto, le esperienze mentali funzionano in parallelo. […] e la società ha un atteggiamento discriminante nei confronti dell’emisfero destro’.

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Studi sull’imbarazzo

gennaio 17, 2008

Di Ylenia Battistelloimbarazzo-1.jpg

Recenti studi dimostrano che i lobi frontali del cervello coprono un ruolo essenziale nel legame fra la sensazione di imbarazzo e il comportamento sociale. Sembra infatti che chi ha subito una lesione in quest’area conservi la capacità di provare imbarazzo, ma non per gli stessi stimoli che normalmente lo provocano nelle persone sane. Ne risulta una maggiore intimità e confidenza, anche di fronte a persone estranee.
Il caso di un paziente soggetto a crisi apoplettiche per un tumore nell’area frontomediale destra conferma questi studi. Le crisi, infatti, non provocavano solo dolore ma erano accompagnate anche da un inspiegabile sentimento di profondo imbarazzo, che causava nel paziente la sensazione di aver detto qualcosa di estremamente stupido.


Roger W. Sperry

gennaio 9, 2008

Di Fabrizio Bellavista

Mi è sempre rimasta impressa nella mente la figura di uno di quegli studiosi che sono parte integrante di chi vuole conoscere in profondità la psicolinguistica: Roger W. Sperry, premio nobel in medicina e studioso del cervello. Ecco una sua citazione: ‘Sembrano esistere due modalità di pensiero, una verbale e una non-verbale, rappresentate rispettivamente dall’emisfero sinistro e dall’emisfero destro, in maniera piuttosto autonoma, e il nostro sistema educativo, così come la scienza in generale, tende a trascurare la forma non verbale di intelligenza. In poche parole, la società ha un atteggiamento discriminante nei confronti dell’emisfero destro’.