L’attendibilità delle ricerche di neuromarketing

marzo 10, 2008

Di Alberto Apicella.

‘Le tecniche e le apparecchiature utilizzate per le ricerche di neuromarketing provengono dal campo della medicina e da quello delle neuroscienze e sono frutto del rigore scientifico; i dati ottenuti con l’uso di queste tecniche sono quantitativamente validi, perché utilizzati per lo più in un campo delicato come quello medico; la parte qualitativa dei dati, invece, è molto utile alle diagnosi in ambito medico, ma in quello del marketing necessita di ulteriore approfondimento. Il problema risiede, quando vogliamo testare i tools di marketing, nella modalità con cui deve essere analizzato il dato quantitativo e come interpretarlo per stabilire l’efficacia di una comunicazione, di un packaging o delle strategie di brand in generale. Per superare con efficacia il problema si deve comparare queste ricerche con altri metodi già consolidati in modo di avere una o più chiavi di controllo sui risultati’.

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Il neuromarketing: una freccia all’arco della ricerca

febbraio 7, 2008

neuropsy1.jpgDi Gianandrea Abbate e Alberto Apicella.

Tutto ciò che concerne la ricerca sulle necessità del consumatore si è rinnovato veramente poco nel corso degli ultimi anni. Le iniziative davvero innovative consistono da un lato nell’approccio psicolinguistico che è stato lanciato in questi anni e che ha avuto un buon successo su tante aziende e dall’altro nella nascente parte del neuromarketing, di cui si parla tanto ma si fa poco. Il neuromarketing in Italia e nel mondo ha infatti seguito negli anni l’iter della psicolinguistica, che esisteva già da 100 anni, ma che nessuno riusciva ad applicare in modo semplice e fruibile. Il neuromarketing ha seguito un po’ questo percorso: a lungo ha utilizzato diagrammi complicatissimi che lo rendevano molto difficile e poco comprensibile. Soltanto da breve tempo esiste un sistema di neuromarketing semplice e fruibile che si serve di diagrammi che danno risultati chiari, ben identificabili e misurabili.

Le rilevazioni attraverso le apparecchiature anche fisiologiche, come il battito cardiaco piuttosto che la conduttanza elettrica, rappresentano sicuramente un dato dotato di consistenza e robustezza, anche perché permettono, ad esempio in uno spot, di rilevare gli effetti frame per frame.

Non ci sarebbe alcun impedimento, come invece accade nella realtà, ad utilizzare il neuromarketing come strumento di maggiore sicurezza, perché oggi, a fronte di un mercato sempre più difficile, i clienti hanno bisogno di grandi verifiche; servono perciò armi sempre più sofisticate e il neuromarketing è una delle frecce all’arco della ricerca, anche se non deve necessariamente essere l’unica, in quanto può essere utilizzata in un sistema complesso di studi.


Auguri psicolinguistici!

gennaio 3, 2008