L’evoluzione del fiuto: verso una comunicazione sempre più polisensoriale ed emozionale

maggio 20, 2010

Di Mark Mishler
A differenza di udito e vista, l’olfatto è un senso chimico, respiriamo 23 mila volte al giorno ed ogni volta annusiamo qualcosa; la sensazione dell’odore ci colpisce quando un certo numero di molecole ‘odorose’ raggiunge l’epitelio olfattivo, composto da 10 a 20 milioni di cellule o recettori olfattivi.
In natura ci sono circa 400 mila odori possibili, il nostro naso è teoricamente in grado di distinguerne 10 mila ma, in realtà ne percepiamo solo 2 mila per la scarsa abitudine ad usare l’olfatto. La capacità di riconoscere gli odori è incostante, essa si sviluppa nel grembo materno a partire dal quinto mese, è massima tra i 30 e 40 anni e cala dopo i 60. Tra i cinque sensi, l’olfatto innesca le emozioni più immediate e le memorie più profonde: l’odore, infatti, porta con sé una forza evocativa sorprendente che, per esempio, permette di ricordare perfettamente una scena del passato. Questo si verifica perché i messaggi olfattivi arrivano direttamente al sistema limbico del cervello. In sostanza, il naso ci dice dove siamo, cosa stiamo mangiando e ci aiuta a scegliere il partner. Non tutti, però, hanno lo stesso ‘naso’: studi recenti dimostrano che nelle donne il fiuto è più sviluppato rispetto agli uomini; mentre i più giovani sono meno sensibili ai cattivi odori.