Il Web 2.0, Internet da bere!
Ottobre 15, 2008Di Fabrizio Bellavista.
Nel convegno dello scorso 10 ottobre ‘Connettere al futuro’ (tenutosi all’interno della kermesse dell’innovazione tecnologica Innovation Circus) ho esposto i dati tratti da una nostra ricerca psicolinguistica. Tale ricerca mostra come gli strumenti del web 2.0 siano balzati alla ribalta ed entrati nell’immaginario collettivo con forza e velocità.
Il segmento specifico web 2.0, rispetto ad esempio al posizionamento del media internet in generale, presenta un forte passo in avanti nei riguardi della componente “innovazione” pur mantenendo spiccati tratti “adolescenziali” e “narcisistici” e quindi auto-referenzianti. La percezione emozionale di questi strumenti evidenzia come ad una loro forte ed immediata popolarità faccia da contraltare una altrettanto importante percezione di “superficialità” e “senso di onnipotenza” da parte del target internauti italiani.
La componente psicolinguistica all’interno di un Focus Group
Maggio 9, 2008Come avviene l’interazione con la psicolinguistica all’interno di un focus group? La risposta è molto semplice: tale interazione non deve esserci. La somministrazione del test psicolinguistico deve essere totalmente staccata emotivamente dal momento della discussione di gruppo. Solo così le persone possono esprimersi liberamente e senza condizionamenti, rispondendo istintivamente alle domande. In genere infatti il test viene fatto ‘a sorpresa’, senza che si sia prima parlato dell’argomento che ne sarà oggetto.
In sintesi…
Aprile 22, 2008Di Gianandrea Abbate
Ai tanti che mi chiedono in sintesi estrema che cos’è e a cosa serve la psicolinguistica, do questa definizione: ‘Esiste una grammatica emozionale universalmente condivisa a livello inconscio che dà vita a un linguaggio profondo comprensibile a tutti. La sua conoscenza consente di metacomunicare positivamente, rendendo il messaggio comprensibile, memorabile e quindi efficace’.
Il problema dei problemi: la misurazione dell’efficacia
Aprile 17, 2008Riportiamo integralmente l’intervento di E. T. Brioschi durante la conversazione IAA del 27/2/2008 presso l’Università Cattolica di Milano.
“Senza coraggio e senza ricerca la comunicazione è condannata ad una stasi.
Sarebbe necessario, nell’ambito della ricerca, avere il coraggio di abbandonare strumenti e metodi ormai obsoleti e di svilupparne altri.
Nella comunicazione, in particolare, esiste ‘un problema dei problemi’: l’identificazione e la misurazione dell’efficacia. Si deve riconoscere che, se anche sono stati fatti alcuni passi, siamo ancora in una situazione non del tutto soddisfacente.
I due campi richiamati, cioè la psicolinguistica e il neuromarketing, risultano degli ambiti di ricerca di estremo interesse e in grado di effettuare la svolta necessaria per un effettivo sviluppo non solo quantitativo, ma anche qualitativo.
Da un paio di anni a questa parte io ed un mio collega americano stiamo sviluppando un nuovo indirizzo di ricerca di strumenti operativi: l’influenza che le culture di diversi Paesi esercitano sui ricercatori accademici e gli approcci che questi ultimi propongono. E’ un tema che inizialmente ho proposto nell’ambito dell’American Accademy Advertising, che abbiamo poi presentato in una sessione speciale a una conferenza nazionale del 2007 a Birminghton con colleghi britannici, francesi e tedeschi, che abbiamo ripetuto nell’accademia a Seul nell’autunno scorso con colleghi giapponesi, cinesi e coreani e che ripeteremo nel Global Marketing Conference a Shangai.”

La grammatica delle emozioni e l’ottimizzazione dei messaggi…
Febbraio 21, 2008Di Gianandrea Abbate.
C’è una nuova sindrome che in qualche modo deve allarmare chi lavora nel nostro settore: un’equipe di studiosi anglosassoni l’ha contrassegnata con il termine “Information Fatigue Sindrome”, ovvero la malattia dovuta alla troppa informazione.
E’ un problema di grande portata per le aziende che si scontrano in un’unica arena competitiva e che devono investire in comunicazione. Per queste aziende è vitale raggiungere il consumatore, trasmettergli il proprio messaggio e avere la garanzia che questo tocchi le sue corde emotive, che si instauri cioè una relazione profonda. La psicolinguistica è uno strumento utile che prende spunto dalle conoscenze sul funzionamento del cervello e si concretizza in una metodologia efficace, capace di comprendere la grammatica delle emozioni e indirizzare la comunicazione massimizzandone l’efficacia dei suoi messaggi.
Il consumatore compra emozioni, non materia. Un marchio senza emozioni è solo merce. Appuntamento alla Cattolica di Milano
Febbraio 15, 2008Mercoledì 27 febbraio terrò, insieme a Gianandrea Abbate, una presentazione dal titolo ‘Il consumatore compra emozioni, non materia. Un marchio senza emozioni è solo merce’, evento sotto l’egida di IAA Italia. Certamente la location, l’Università Cattolica di Milano, culla della ricerca italiana di settore, e, soprattutto, l’introduzione da parte di Edoardo Teodoro Brioschi rendono questo appuntamento molto particolare e cerco di spiegare il perché… E.T.Brioschi, nella sua magnificenza di uomo di studi, docenze prestigiose e molto altro, ha avuto sempre un’occhio particolarmente attento, a differenza del mondo accademico tradizionale, verso l’efficacia della comunicazione e della sua misurazione, unitamente ad un piglio ‘feroce’ verso la moltitudine che, con svariate motivazioni e con risultati oltremodo catastrofici per tutto il settore, snobba questa problematica. Ma preferisco proporre le sue parole in diretta: ‘Il tema centrale in questi nostri anni nella comunicazione d’azienda è rappresentato – a livello internazionale, ben inteso, e non solo italiano od europeo – dall’efficacia della comunicazione e dalla sua misurazione. Efficacia che trova la sua premessa di base – come già ribadiva Colley una quarantina d’anni fa – nella corretta definizione degli obiettivi, intesi non come generiche finalità, ma comecompiti adeguatamente determinati sotto un triplice profilo (d’intensità, di pubblico e di tempo). E la ricerca è spronata ad accantonare con coraggio metodi superati, a validare nelle condizioni attuali d’ambiente e di mercato metodi ritenuti validi e ad approntare – non c’è dubbio – nuovi metodi…’.
‘Il consumatore compra emozioni, non materia. Un marchio senza emozioni è solo merce’. Milano, mercoledì 27 febbraio 2008 h 11:00. Università Cattolica del Sacro Cuore, Sala Negri da Oleggio, Largo gemelli, I
Per informazioni: valentina.molinari@iaaitaly.org redoffice@email.it
La percezione del “prodotto Italia”
Febbraio 15, 2008
Da anni, attraverso la psicolinguistica, esiste un monitoraggio sul percepito dell’Italia nell’immaginario collettivo degli italiani.
Dalla ricerca – questa è aggiornata al giugno 2007 – è emerso che la società italiana comincia finalmente a far registrare un’apprezzabile spostamento, dopo che nel 2001, in occasione dell’attacco alle Twin Towers, era repentinamente sprofondata in un’area ‘pathos’/’aggressività’. La società italiana di oggi si colloca invece in un’area di ‘relax’: da un lato emerge la presenza di grandi slanci affettivi-sentimentali, grandi tradizioni consolidate, grande tesaurizzazione del “local” a tutti i livelli, proverbiale immagine della capacità di accomodamento e superamento di tutte le situazioni,… Dall’altro c’è la sensazione che il nostro Paese non sia davvero in grado di governare se stesso e che i nodi al pettine siano ormai arrivati al dunque: naturalmente i recenti mutamenti potrebbero, nella prossima rilevazione, fornirci delle sorprese.
Il dato tendenziale è positivo, ma il campo emotivo valoriale emerso è ancora lontano dal generare una trazione positiva. La ricerca mostra dunque come ci si trovi ancora in una fase di passaggio, dove occorre mettere a fuoco il “tema centrale del decennio”, com’è stato fatto per i decenni precedenti.
Tuttavia è iniziato il tendenziale ritorno ad un centro percettivo simile a quello del 2000. Comincia quindi a riassorbirsi l’“ematoma sociale traumatico post 2001”, che presumibilmente troverà un definitivo girar pagina con le prossime elezioni Usa.
La sindrome di Buridano, ovvero 64 tipi di sugo e 22.000 nuovi prodotti
Febbraio 7, 2008Comprendere la natura umana e la sua psiche profonda ha echi importanti anche nella relazione tra i prodotti, i brand e le persone. Mi sembra interessante, in una società avanzata e votata alla complessità come quella occidentale, comprendere non tanto ciò che il cliente vuole, bensì ciò che desidera. E in questo oceano di sollecitazioni medianiche il consumatore odierno, come nella famosa ’sindrome di Buridano’, di fronte alla proposta di un numero elevatissimo di messaggi (la media italiana è di 3600 spot e consigli per gli acquisti giornalieri) spesso non sceglie perché il linguaggio proposto dalla pubblicità off e on line non è calibrato ai meccanismi delle aspettative emotive collettive profonde e, per questo, viene respinto.




















Pubblicato da emotionalassets
Pubblicato da emotionalassets 
Pubblicato da emotionalassets 


