Dove sono posizionati il Festival di Sanremo e l’Italia?

Marzo 26, 2008

Di Gianandrea Abbate.

Nelle mappe mentali degli italiani il posizionamento dell’ultima edizione del Festival di Sanremo e dell’Italia si sovrappongono. Sono ambedue frutto di una deriva emotiva che li ha trasportati in una zona catatonico-depressiva nelle mappe mentali degli italiani. Cosa fare, allora? Certamente è necessaria una forte azione di riposizionamento, parlerei quasi, pur mantenedo certi tratti fondamentali del DNA, di un vero e proprio reset.

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La sfida del consumatore multicanale

Marzo 26, 2008

Di Ylenia Battistello.

La scorsa settimana ho partecipato al convegno ‘Multicanalità e relazione con i clienti: nuove sfide per il marketing’, organizzato da ‘IPSOA Scuola di formazione’. Mi ha molto colpita l’intervento di Cetti Galante, new buipsoaformok-1.jpgsiness development Director Nielsen, dal titolo ‘La sfida del consumatore multicanale: quale comunicazione innovativa adottare?’. Dalla ricerca presentata emerge che se solo il 17% degli italiani sa orientarsi nel magma mediatico di informazioni e messaggi, le barriere all’utilizzo dei new media non sono comunque alte: solo il 25% del panel ammette il bisogno del ‘contatto fisico’. In generale i consumatori sono stati suddivisi in consumatori ‘reloaded’, dinamici, proiettati al futuro, sperimentatori e assidui navigatori Internet, ma infedeli alla marca (5,5 milioni); ‘tradizionali coinvolti’, aperti, con una vita sociale e culturale intensa, negli acquisti non amano le novità e si informano attraverso canali tradizionali (2 milioni); ‘open mind’, moderni, utilizzano il pc ma non per socializzare, sono fedeli alla marca ma aperti alle novità (10 milioni); ‘esclusi’, tradizionali, senza grandi hobby, privilegiano la tv, sono fedeli alla marca perché puntano alla qualità e respingono il nuovo (10 milioni); ‘indifferenti’, grandi lavoratori, ma senza fiducia nella tecnologia, guardano molta tv (13 milioni).
La ricerca sembra suggerire che più il consumatore è evoluto, più è infedele.

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Importanza delle emozioni nel processo d’acquisto

Marzo 11, 2008

Di Lorena Delvino

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La recente letteratura psicologica riconosce il ruolo fondamentale degli stati affettivi, anche moderati, nei processi di presa di decisione, all’interno dei quali possiamo annoverare anche il comportamento di acquisto e di consumo. Trevisani (2006) afferma che “…la gradevolezza dell’esperienza emotiva si correla positivamente alla propensione d’acquisto”. Pertanto diventa strategico riconoscere che l’aspetto emozionale di un prodotto ha spesso più rilevanza di quello funzionale.

Che un oggetto svolga la funzione per cui è stato progettato è dato per scontato dal consumatore e non è la motivazione principale che lo induce all’acquisto. È come se il soggetto non ricercasse semplicemente un bene od un servizio che lo soddisfi sul piano razionale o dei bisogni, ma un oggetto che diventi un polo di significati simbolici, psicologici e culturali, un “donatore” di feelings, di emozioni e di esperienze. “Quando si acquista non una cosa ma un significato è impossibile sfuggire ad una dinamica relazionale” (Siri, 2005).

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La cultura della comunicazione emozionale si consolida

Marzo 10, 2008

Di Fabrizio Bellavista.
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Voglio riportare un articolo apparso sulla free press Epolis di Milano che indica come la cultura della comunicazione emozionale si stia consolidando, entrando come concetto nell’uso quotidiano.
Obama e Clinton, il gioco delle coppie. Nell’epoca della tecnica e dei pc vale più il cervello destro, quello dell’intuizione del sogno, che il cervello sinistro, quello del leggere, scrivere e far di conto. E allora bisogna vedere i candidati ­ ora quelli negli Usa, domani quelli in Italia ­ non solo per i loro programmi quanto piuttosto per il loro registro espressivo, verbale e gestuale”.
(‘Obama e Clinton, il gioco delle coppie’
di Gianpiero Gamaleri – Epolis Milano 8 febbraio 2008)

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L’attendibilità delle ricerche di neuromarketing

Marzo 10, 2008

Di Alberto Apicella.

‘Le tecniche e le apparecchiature utilizzate per le ricerche di neuromarketing provengono dal campo della medicina e da quello delle neuroscienze e sono frutto del rigore scientifico; i dati ottenuti con l’uso di queste tecniche sono quantitativamente validi, perché utilizzati per lo più in un campo delicato come quello medico; la parte qualitativa dei dati, invece, è molto utile alle diagnosi in ambito medico, ma in quello del marketing necessita di ulteriore approfondimento. Il problema risiede, quando vogliamo testare i tools di marketing, nella modalità con cui deve essere analizzato il dato quantitativo e come interpretarlo per stabilire l’efficacia di una comunicazione, di un packaging o delle strategie di brand in generale. Per superare con efficacia il problema si deve comparare queste ricerche con altri metodi già consolidati in modo di avere una o più chiavi di controllo sui risultati’.

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